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25 Gennaio 2022La distorsione di caviglia è un evento traumatico molto frequente. Può essere conseguente ad un’azione diretta di una forza contro la caviglia oppure indirettamente quando “si mette male il piede”.
La maggior parte degli eventi avviene con il piede in inversione, ovvero che subisce un movimento forzato verso l’interno. Questo movimento provoca uno stiramento di tutto ciò che si trova nel comparto laterale: strutture muscolotendinee, capsulo-legamentose, nervose, vascolari sottoponendole ad uno stress meccanico improvviso che può provocare lesioni. Al contrario un trauma in eversione, tipico dei traumi diretti, provoca uno stiramento delle strutture del lato interno della caviglia ed avviene forzando il piede verso l’esterno.
E’ opportuno applicare immediatamente il ghiaccio, comprimere il distretto e tenerlo sopraelevato. Questa procedura è di vitale importanza nelle prime 48 ore dopo la distorsione, per prevenire una eccessiva risposta da parte dei tessuti e dunque eccessivo gonfiore, un importante ematoma e prevenire danni secondari come peggiorare un’eventuale lesione e aumentare il rischio di trombosi venose etc.
Per valutare le conseguenze della distorsione di caviglia è necessario che vengano fatte alcune considerazioni che possono far pensare ad una eventuale lesione:
- entità e dinamica dell’evento traumatico danno un’idea della gravità dello stesso
- prevedibilità dell’evento, ovvero se la persona era consapevole del rischio che stava correndo e del verificarsi dell’evento ( la presenza di consapevolezza permette di attivare al meglio i meccanismi di difesa e subire in minore entità il trauma)
- quando è avvenuto e se sono stati attuati i protocolli RICE (riposo, ghiaccio, compressione, elevazione)
- presenza immediata o nei giorni successivi di gonfiore o ematoma
- dolore o incapacità di appoggio del peso
La valutazione prende in esame il compartimento osseo, capsulo-legamentoso e muscolare:
- segno di Ottawa: si considera presenza di dolore o dolorabilità del malleolo interno ed esterno, della base del V metatarso e dell’osso navicolare
- presenza di dolore o dolorabilità in altri punti di repere importanti: sustentaculum tali, testa dell’astragalo, epifisi tibiale anteriore e posteriore
- dolore o incapacità al carico
- presenza di ematoma
Se si presenta anche solo uno di questi fattori, è necessario recarsi dal medico che eventualmente consiglierà una radiografia per evidenziare eventuali lesioni ossee.
La componente capsulo-legamentosa può essere testata con manovre locali che vadano a testare la stabilità dell’articolazione:
- anterior drawer test per il legamento peroneo astragaico anteriore
- talar tilt test laterale e mediale per il legamento peroneo calcaneare e per il legamento deltoideo
- posterior drawer test per il legamento peroneo astragalico posteriore
In presenza di eventuali lesioni muscolari si possono evidenziare depressioni in corrispondenza della loro sede e si valutano i movimenti attivi in tutte le direzioni osservando la contrazione muscolare, ripeterla se possibile controresistenza. In una valutazione più specifica si ricerca una contrazione che recluti in modo preciso le singole strutture muscolari evidenziando eventuali impossibilità di movimento, spiccata dolorabilità o deficit di forza.
Possono essere eseguiti anche test di impingement e di sensibilità anche se non sono consigliati nel trauma acuto (non affidabili e possono determinare complicanze).
La presenza di ematoma è indice di uno stravaso ematico ed è opportuno procedere a valutazioni di imaging quali per esempio radiografie per le lesioni ossee, ecografie per i tessuti molli ed eventuale RMN.
Accertate o escluse lesioni, il fisioterapista assume un ruolo molto importante per il recupero della caviglia: drenaggio del gonfiore, controllo del dolore, mobilità passiva, attiva, stabilizzazione muscolare, schema del passo e propriocezione nei movimenti locali ma gradualmente nei gesti motori e nelle attività globali, dapprima su superfici stabili e poi su piani instabili e integrando con le altre forme recettoriali (vista, vestibolo) e nelle varie modalità di contrazione concentrica, eccentrica, pliometrica.
Naturalmente gli obbiettivi vengono calibrati in base alle necessità e richieste del paziente.
Una distorsione non trattata adeguatamente può creare numerosi problemi nelle altre strutture con il passare degli anni:
- la connessione biomeccanica muscolotendinea collega il distretto laterale della caviglia alla coscia e poi all’anca e alla schiena. Il perone e il muscolo peroniero lungo coinvolti nel trauma, trasferiscono le forze al capo lungo del bicipite femorale tramite la testa del perone ed esso inserendosi sulla tuberosità ischiatica, le trasferisce al legamento sacrotuberoso e dunque all’anca e alla schiena
- la connessione nervosa avviene tramite il nervo peroniero che conduce le informazioni fino al midollo spinale
- lo stesso meccanismo avviene per quanto riguarda il circolo venoso superficiale e profondo. Alcune strutture venose decorrono all’interno della membrana interossea che viene trazionata dall’evento traumatico, questo può comportare una “strozzatura” delle strutture di drenaggio
- la fascia superficiale raccoglie l’edema che se non sufficientemente drenato può andare incontro a fibrosi e problematiche vascolari, nervose, infettive e cutanee.
Un distorsione di caviglia assume un ruolo chiave nella tua salute e il trattamento può fornire benefici anche a distanza di molti anni soprattutto a quelle persone che con il tempo hanno sviluppato mal di schiena, sciatalgie o comunque altri dolori degenerativi soprattutto degli arti inferiori.
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