Dott. Matteo Calvani


Fisioterapista - Osteopata

Laureato in fisioterapia nel 2014 presso l'Università degli Studi di Pisa, sono iscritto all'albo della professione sanitaria di fisioterapista - FNOFI - Ordine interprovinciale di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Lucca, Massa-Carrara - iscrizione n. 78.

Successivamente al percorso universitario ho conseguito il Master di 1° Livello in Fisioterapia Sportiva presso Università di Pisa e seguito corsi in merito al trattamento fisioterapico tramite terapie strumentali. Non soddisfatto del mio percorso ma soprattutto dell'approccio al paziente, ho iniziato a vedere la persona e non il paziente o la patologia. Questa visione sposava un'altra mia profonda passione: l'Arte manuale, così ho cercato di approfondire come la medicina manuale potesse essere di aiuto all'essere umano, nella ricerca di un migliore stato di salute e benessere.

Ho conseguito il Corso di perfezionamento universitario in Anatomia, Fisiologia e Manipolazione della Fascia dell'Università di Pisa e intrapreso vari percorsi formativi per specializzarmi sempre di più nella terapia manuale:

  • percorso formativo in Manipolazione Fasciale metodo Stecco, presso il Fascial Manipulation Institute, concluso nel 2019 dopo 4 anni di formazione, approfondendo il trattamento dal punto di vista muscoloscheletrico e viscerale ed il trattamento sulle problematiche del neonato e del bambino. Sono riconosciuto dal Fascial Manipulation Institute come terapista ufficiale del metodo ed è mio orgoglio essere stato il primo in Toscana ad aver raggiunto questo traguardo. 
  • conseguimento del D.O. in Osteopatia presso "SIOTEMA - Scuola Italiana in Osteopatia e Terapie Manuale" dopo 5 anni di percorso formativo e pratica di tirocinio clinico presso la stessa scuola e con ICOM - International College of Osteopathic Medicine.
  • percorso formativo in terapia manuale vertebrale, manipolazioni vertebrali e chiropratiche presso la Manipulation Italian Academy e conseguimento del certificato in "High velocity low amplitude spinal thrust manipulation" presso l'Hdemy Fisioscience
  • valutazione e trattamento dei disordini muscoloscheletrici correlati a trigger point miofasciali
  • formazione in terapia manuale nel drenaggio linfatico e linfodrenaggio

Sempre più convinto del binomio corpo-mente e della sua importanza nel trattamento, ho intrapreso un percorso di Ipnoterapia applicata al contesto medico e clinico e la formazione nel "Modello Strategico" nell'ambito della costruzione della relazione terapeutica e la presa in carico del paziente dal punto di vista biopsicosociale. 

Dall'ottobre 2021 al luglio 2023 ho fatto parte dello staff sanitario dell'Associazione Italiana Arbitri FIGC per seguire gli organici degli arbitri del comitato nazionale, dalla serie A e B, alla serie A di Calcio a 5.

A novembre 2024 ho completato il primo ed il secondo livello della Scuola di Riabilitazione Cranio Mandibolare, specializzandomi nel trattamento dei disordini temporomandibolari e delle disfunzioni cranio cervico mandibolari. 

Ho conseguito inoltre il diploma nel metodo FSC per la facilitazione allo sviluppo delle cerebropotenzialità, che mi permette di valutare e trattare i neonati  oltre che dal punto di vista manuale e osteopatico, anche da quello psicomotorio.

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Esperienze Lavorative

2011/2014 - Tirocinio abilitante presso Ospedale Cisanello - Santa Chiara di Pisa


2014 - Tirocinio abilitante presso Centro di riabilitazione Termale Casciana Terme


2014/2017 - Collaborazione liberoprofessionale con centri riabilitativi in ambito ortopedico e sportivo


2015/2016 - Fisioterapista Pallavolo Massa serie B1


2017/2018 - Fisioterapista Ospedale Alta Complessità Moriggia Pelascini Gravedona ed Uniti (CO)


2018/2019 - Collaborazione liberoprofessionale con centri riabilitativi in ambito ortopedico e sportivo


2021/2023- Fisioterapista AIA-FIGC Can A-C-D- CAN 5


2014/attuale - Libera professione

La mia professione si inserisce fra le medicine naturali complementari, ponendosi lo scopo di aiutare a trovare o ritrovare il proprio equilibrio, sfruttando le risorse e le potenzialità che naturalmente sono dentro di noi.

Sogno di aiutare le persone a migliorare la propria qualità di vita, riducendo il ricorso alle terapie farmacologiche e dare loro gli strumenti per essere poi in grado di farlo da soli!

Per questo mi sto attrezzando giorno per giorno, mi dedico costantemente ad aggiornare le mie conoscenze e scoprire nuovi punti di vista da aggiungere

alla mia formazione in terapia manuale ed esercizio terapeutico, con l'obiettivo di aiutare la persona nella sua interezza.

Mi piace l'idea che non necessariamente SINTOMO significa malattia, certo dobbiamo escludere in primis questo aspetto, ma quello che resta è tutto da interpretare.... un sintomo è semplicemente un segnale che il corpo invia per comunicare un disagio, una richiesta di aiuto!

Il nostro compito non è combatterlo, ma ascoltarlo e cercare di decifrare cosa sta mettendo in pericolo il sistema, il corpo, la persona per aiutarlo a superare le proprie difficoltà.

Il mio approccio


La parola Fisioterapia deriva dal greco e significa “terapia naturale” e si riferisce soprattutto alle prime forme di cura che si basavano principalmente sull’utilizzo delle mani e sullo sfruttamento delle proprietà mediche di alcuni elementi, in primis l’acqua. Si ritiene che alcune forme di fisioterapia siano state presenti già nel 400 a.C., il cui fondatore è il medico Ippocrate, famoso per l’ormai celebre frase “Primum non nocere”.

Il mio lavoro rientra nella categoria delle medicine naturali complementari, poichè l'approccio alla persona avviene esclusivamente tramite le risorse che essa stessa possiede. Nella terapia manuale, nell'esercizio terapeutico, nell'approccio ipnotico e strategico, non vengono imposte "furie cieche" dall'esterno, ma semplicemente tramite un aiuto esterno iniziale dato dal terapista che funge da guida, si sfruttano le risorse personali che già la persona possiede ma che per determinati fattori si sono inceppate. Questo accade sia per qualcosa che riguarda meccanicamente il proprio corpo, sia le abitudini quotidiane.

L'idea o l'immagine che noi abbiamo del nostro corpo e della nostra salute, vengono elaborate dal nostro cervello sulla base delle informazioni che gli provengono. Queste informazioni possono riguardare la periferia del corpo, quindi i tessuti, gli insegnamenti delle esperienze di vita passate, l'ambito culturale in cui siamo inseriti etc. Il nostro cervello le integra e produce un risultato. Quando questo risultato non è quello atteso, oppure vi è un "errore" tra le informazioni che giungono al cervello e il funzionamento dell'intero sistema, si avverte una sensazione di disagio, un segnale che qualcosa non funziona come dovrebbe.
L'obiettivo che mi sono posto è quello di aiutare la PERSONA davanti a me, che quasi sempre si presenta con una problematica da risolvere, della quale lei stessa è portatrice, per cui l'unica che ne conosce tutti i dettagli e tutte le sfumaure, in virtù anche dei tentativi fatti per risolverla senza utilizzare gli strumenti o la logica di funzionamento del problema o senza averlo analizzato dal punto di vista dei suoi meccanismi.

Il primo importante passo è determinato dall'ASCOLTO di ciò che racconta chi il problema lo vive, in modo da individuare insieme a lei quali sono i suoi bisogni, quale messaggio o richiesta di aiuto si nasconde dietro il "disagio", dolore o problema che la porta da me. Il bisogno può essere relativo a tutti gli aspetti della vita, ma celarsi dietro ad altre problematiche: in merito alla propria salute e al movimento, alle proprie abitudini alimentari, ai propri pensieri, alle relazioni con gli altri, alla relazione con se stessi etc...

Naturalmente la mia chiave di ingresso è il tessuto, il suo funzionamento ed il movimento, tramite loro si ricavano però informazioni fondamentali per poter aiutare la persona a capire quali siano i propri bisogni ed eventualmente intraprendere un percorso di aiuto con un professionista del settore.

Il metodo di valutazione e di indagine che utilizzo principalmente è la Manipolazione Fasciale® metodo Stecco, che analizzando la funzione del tessuto connettivo, ingloba una valutazione molto amplia della persona.
Per maggiori informazioni sulla Manipolazione Fasciale® vai qui

Integro il metodo valutativo con l'approccio osteopatico, l'approccio viscerale e la valutazione del rachide secondo i principi di medicina manuale, guidato dal razionale scientifico delle metodiche ma anche dalla conoscenza del processo di problem solving che rappresenta un aiuto pragmatico nell'evidenziare i meccanismi circolari per la quale il problema non si risolve ma tende ad autoalimentarsi.

Lo strumento


La Terapia Manuale è il mio lavoro, la mia arte e la mia passione. Dal primo giorno è strumento fondamentale per aiutare l'altro e a cui dedico ogni giorno tempo per migliorarla.


Personalmente utilizzo molte metodiche di terapia manuale, tutte caratterizzate dalla capacità e sensibilità di ascolto durante la palpazione, sia nel tocco valutativo quanto nel trattamento.
È forse questa l'arma un più della terapia manuale, superare i limiti e gli artefatti della tecnologia e della interpretazione dei dati, tramite la fine

sensibilità della nostra mano. Certo, è senz'altro difficile, faticoso e non facilmente oggettivabile, ma lo strumento di valutazione è quello che utilizziamo in ogni istante della nostra vita, dalla nascita della vita sulla Terra...
La nostra Sensazione, uno strumento sopraffino!
La mia formazione in terapia manuale ha compreso un percorso di anatomia palpatoria, per avere dei punti di riferimento nel muoversi sul corpo umano, un corso di massaggio base, svedese e sportivo, che mi ha permesso di familiarizzare molto con il tocco e il contatto con la persona, il metodo trigger points con cui ho iniziato una formazione specialistica ad indirizzo terapeutico in ambito muscolare, la chiropratica e la manipolazione vertebrale con cui ho approfondito il rachide e la formazione completa in Manipolazione Fasciale per il trattamento muscolare e viscerale.

Attualmente frequentando la scuola di terapia manuale e osteopatia, mi trovo ad utilizzare anche tecniche osteopatiche strutturali, fasciali, viscerali e craniosacrali.

L'esercizio terapeutico


L'esercizio terapeutico è una qualsiasi forma di movimento, applicazione o richiesta che viene somministrata con l'obbiettivo di migliorare lo stato di salute e rendere partecipe la persona del progetto di cura.

Personalmente mi capita sia di dare degli esercizi nel vero senso della parola, come stretching o rinforzo muscolare, ma non raramente passeggiate all'aria aperta, libri da leggere e perchè no, scrivere o dipingere. Intendo come esercizio qualsiasi forma di impegno o applicazione della persona che

richieda lei un consumo di risorse in qualità di energie, tempo, emozioni con l'obbiettivo di renderla attiva nel progetto di cura, responsabilizzarla e comunque creare dei miglioramenti che con altri strumenti non è possibile realizzare.

La seduta fisioterapica


La seduta inizia dapprima con una fase di conoscenza, fondamentale sia per costruire il rapporto di fiducia e collaborazione operatore-paziente, ma anche per conoscere il motivo di richiesta di aiuto, chi è la persona che si siede davanti a me, cosa fa nella vita e qual è la sua storia che l'ha portata adesso ad avere questa problematica o queste difficoltà che non riesce a superare.

L'indagine del problema è il punto chiave per la risoluzione dello stesso: mettere a fuoco i meccanismi di funzionamento, le soluzioni fallite nel risolverlo e le eventuali eccezioni, l'idea che la persona si è fatta di esso e in cosa lo sta limitando, cercando di misurarlo sia in modo oggettivo se possibile, sia in modo soggettivo identificando indicatori concreti e riproducibili.

Dedicare del tempo ad approfondire lo schema percettivo-reattivo è un passo fondamentale della relazione terapista-paziente: il problema deve essere indagato dal punto di vista oggettivo (valutazione clinica, valutazione funzionale, esami di laboratorio, esami strumentali e di diagnostica) ma anche dal punto di vista soggettivo, ovvero a prescindere dall'oggettività, come la persona percepisce il problema nella realtà che lo circonda, in cosa lo limita, quali effetti ha su di lui e a cascata nei vari ambiti della vita. La percezione è alla base della reazione, per cui percepire in maniera disfunzionale la nostra realtà produce risposte altrettanto disfunzionali.

Nella fase di conoscenza si stabiliscono gli obbiettivi del percorso che affronteremo insieme: mi interessa solo togliere il dolore e continuare a fare quello che stavo facendo o sono motivato a lavorare sulle mie abitudini per raggiungere uno stato di benessere maggiore?

La fase di raccolta dei dati è fondamentale anche dal punto di vista clinico, per raccogliere informazioni relative alle eventuali patologie ed individuare le possibili controindicazioni al trattamento.

Si prendono in visione la documentazione medica e diagnostico strumentale (Rx, RMN, ecografie etc) utile per il percorso terapeutico.
Si esegue poi un esame obbiettivo fisioterapico, dove si valutano:

  • il movimento specifico riferito dal paziente, osservandone il movimento, la postura e le modalità di insorgenza della problematica;
  • test clinici ortopedici, neurologici e vascolari per individuare eventuali controindicazioni al trattamento;
  • valutazione funzionale osservando come il corpo si muove nello spazio nei semplici movimenti direzionali sul piano sagittale, frontale ed orizzontale, come li integra fra loro e come esegue gesti motori complessi;
  • una valutazione distrettuale dei segmenti interessati o emersi dall'indagine funzionale o dalla raccolta delle informazioni mediche;
  • una valutazione palpatoria del tessuto a livello globale, fondamentale per l'impostazione della terapia.

Si procede poi al trattamento individualizzato sulla base dell'integrazione delle informazioni ricevute dall'ascolto e dal dialogo con il paziente, dai test clinici, dalla valutazione funzionale e dalla valutazione palpatoria.

Dopo il trattamento si rivaluta il paziente fissando a distanza di tempo (da una a 3 settimane circa) la seduta successiva, lasciando il tempo necessario al corpo di portare a termine i suoi processi neurofisiologici.

Un aspetto molto importante del trattamento, ma anche uno dei più difficili, è la necessità di coinvolgere e responsabilizzare il paziente di fronte alla sua situazione: "Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati differenti " diceva Albert Einstein.

Consigliare degli esercizi, delle buone azioni che lo avvicinano a sentire un migliore stato di benessere e salute, è un passo fondamentale del percorso terapeutico. Si aumentano la consapevolezza e la fiducia nelle proprie capacità di stare bene.

Cambiare le abitudini di una persona è una delle cose più difficili, poichè il cambiamento deve essere CONDIVISO e avvenire in modo molto graduale.
E' davvero molto facile aumentare le resistenze di chi ci chiede aiuto, per cui è fondamentale verificare sempre che la persona abbia realmente e in quel momento, le risorse per mettere in atto la soluzione o l'azione richiesta.

 
D'altronde tutti conosciamo le buone abitudini, ma se fosse stato così facile adottarle, tutti lo avremmo già fatto.
 
 

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